| Epilogo |
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| Arcobalento | |
Epilogo
Sono una scintilla. Effimera luce di un batter d'occhio. Ho vissuto il tempo di un riflesso. Un dardo fiammeggiante nel fumo denso di un falò. Impossibile da decifrare agli occhi degli altri. Solo un attimo di brillantamento. Lo vedi ed è già passato. Non puoi imbrigliarlo tra le mani. Impossibile vedervi i sogni, le emozioni, le paure e le gioie. Ma dentro, compresso in quel nulla di luce, che basta solo a se stesso, un mondo fatto di cellule e pensieri. Come se potessi stendere un libro, su questa carne sofferente, con parole che non ho mai posseduto e mai avrò. Per dare un senso alla scintilla impazzita, che tutti deridono. Per tenersi stretto ogni giorno, che sembra campare sul capriccio di una brezza. Schiudere il cuore di quei folli, che raschiano vita, per una briciola di poesia. Per un sospiro di rivincita. Per congelare quell'attimo e dire “ecco allora è così”. Nel momento di maggior calore. E poi spegnersi. Fine
A proposito...I personaggi e i fatti di questo romanzo sono inventati, sebbene Suisio esista veramente. Del semaforo non c'è più traccia, sparito insieme al sogno adolescenziale di Iari, così anche le Montagnette. Al loro posto due innocue, e di gran moda, rotonde. Hanno lasciato il passo all'asfalto anche tutte le stradine sterrate del paese. La chiesetta di S.Lorenzo non è più circondata solo dai castagni e dai campi di grano, ma anche dalle villette a schiera di milanesi fuggiaschi. Le parole della canzone sentita da Iari, passando per la piazza, sono prese da :“Lieto evento finale” degli Ustmamò. Mentre quella che sbiascica il folletto non vi resta che indovinarla. Così come le varie citazioni contenute in tutto il racconto. Uno è l'errore di fisica ottica che certamente avrete scovato, prendetelo come una licenza poetica. Per qualsiasi altra domanda sui misteri di Suisio, non vi resta che mettervi comodi sui tavoli del bar, al centro della piazza, e aspettare che qualcuno ve li racconti.
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