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benvenuti nella tana di...
Punti di vista
Testate al muro

In un momento in cui, in Italia,  si dice di tutto e di piu' sulle persone che emigrano in questo paese, leggiamo cosa scrivevano i giornali dei paesi in cui andavano a cercare lavoro  gli italiani,  troviamo cosi' molte affinita' con le padanie e i liberi nostrani.

Una parte di questi estratti e' stato proposto,  per la festa del teatro, nello spettacolo L'Italia l'e' malada

 La Riforma , Svizzera 1899:

La criminalita' degli italiani e' diventata un argomento di moda ed e' servito per radicare sempre piu' il convincimento in tutti che gli italiani siano un popolo delinquente per eccellenza


New York Times, Usa 14 maggio 1909:

Si suppone che l' italiano sia un grande criminale. E' un grande criminale. L' Italia e' prima in Europa con i suoi crimini violenti........

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Poesie da poco /2
Parole appuntite

"E per quel fiore mai sbocciato?"

Pensa una coccinella dondolandosi nel prato

e' cosi' piccola che nessuno la vede

mai in quel prato qualcuno si siede

penzola tra una foglia d'erba e un "non ti scordar"

e una cantilena continua a cantar

"E per quel fiore mai sbocciato?

Appena lo penso l' ho gia' scordato.

Per quel bimbo nel mare annegato?

Sara' anche brutto,  ma se l'e' cercato.

Per quel fazzoletto di lacrime bagnato?

Steso lavato e' bell' asciugato.

Ma se quel fiore non avessi scordato,

forse un sorriso mi avrebbe donato"

E' cosi' minuta che nessuno la sente

in mezzo al trambusto e' poca cosa,  e' niente

che poi non e' un prato,  ma un pezzo di cielo

stretto nel traffico del mondo intero

 

 

Non la compagnia di un dio nei cieli

e' il migliore tra tutti i regali

donati all' uomo dalla causalita'

ma il demone solitario della curiosita' 

 

 
Regordes
Parole appuntite

Al sere che ghere de deghel.

Adess ch'el vede nela 'asca idromasagio

taca bega co la plei stescion,  bif la ceres e

bestemmia' dre ai zingher.

Ghere propre de deghel.

Quando da stceti' l'o est

nda' a pisa' fo' ca',

dre la mida,

per mia fas vet,

ch'el bagn in cassina ghera mia;

fermal,  ghere,  tra ol poler e la capunera

e diga

" ardes 'nturen....

...regordes!" 

 

Lo sapevo che avrei dovuto dirglielo.

Adesso che lo vedo nella vasca idromassaggio

litigare con la play station,  bere ceres e

bestemmiare contro i rom.

Avrei dovuto dirglielo.

Quando da piccolo l' ho visto

andare a fare la pipi' fuori casa,

dietro il compost

per non farsi vedere,

che il bagno in cascina non c'era;

fermarlo,  dovevo,  tra il pollaio e la conigliera

e dirgli

" guardati intorno...

...ricordatelo!" 

 
Disperati
Testate al muro

Non escludono,  le parole che nutrono.  Per questo,  usando una parola densa di nutrimento per giustificare processi di esclusione,  la si involgarisce e snatura.  E la perversione delle parole nate a nutrire e' una malattia mortale.

La parola disperazione e' ricca come poche.  Se ne ricorda qui solo due accezioni:  quella che,  muovendo da Kierkegaard,  l'ha collegata con il turbamento,  l' ignoranza di possedere un io eterno,  la debolezza (non voler essere se stesso) e l' ostinazione (a voler essere se stesso);  e quella,  che muovendo dai passi di studiosi da lui venerati,  arriva alla disperata vitalita' di Pasolini,  titolo piu' citato che compreso.  A indicare chi non partecipa a speranze illusorie,  l' aggettivo entra nel titolo di un libro di fotografie sugli zingari di Gianni Berengo Gardin,  molto ben introdotto,  anni fa,  da Bianca La Penna;  che parla,  infatti,  della "disperata allegria che e' la profonda forza vitale dei Roma'".

E' questa parola preziosa,  almeno per la nostra possibilita' di riconquista di una speranza vitale,  che viene profanata per ridurre ad un minimo ( e disprezzabile) comune denominatore i migranti che tentano di attraversare il canale di Sicilia.

"Disperati",  ripete il cronista Tv.  "Disperati",  rieccheggiano cubitali i titoli dei giornali.  "Disperati",  ha buon gioco a ripetere il ministro.

Non si sospetta che la privazione,  come scriveva Bloch,  rende competenti in speranza.  Non ci si accorge che come per i profughi dall' Albania allo stadio di Bari nell' estate 1991,  mostrati nella loro nudita' e nella deiezione in un ambiente lurido e desolato,  e' proprio questa angolatura che li vuole abietti a restituire tutta la dimensione sacra dell' uomo nudo,  ma "vivido di tenacia,  intento d' essere".

Giuseppe Faso - Lessico del razzismo democratico,  2008 

 
Manifesto in difesa della razza Padana
Parole appuntite

Noi scienziati razzistici Padani,  riuniti,  dichiariamo quanto segue: 

La razza Padana si e' dimostrata scientificamente superiore alle altre razze Submediterranee.

La superiorita' e' riconoscibile  dai seguenti tratti:

- lo sviluppo,  come appendice organica al portafoglio,   di un commercialista;  foriero di mirabili alchimie con le fatture in nero

- la fine capacita' intellettuale che permette di chiamare Aperitivo il pasto consumato,  in locali alla moda,  senza che poi si dia seguito ad una cena 

- il possesso di facolta' automeccaniche superiori,  come il saper guidare un fuoristrada negli impervi tracciati delle tangenziali milanesi

- l' indubbio gusto estetico-artistico,  che si esprime nell' architettura sobria di ville brianzole;  con sfingi in cartongesso,  piramidi di vetro,  steli multicolori con impianti audio da 800 watt,  visibili e udibili da km di distanza

- l' imprinting genetico del calcolo fattoriale,  che permette di stabilire con un' occhiata quanti stranieri stipare in un monolocale

- l' estrema dinamicita' del corpo e del fisico Padano,  valore innato....ed inanalato con pezzi da 50 euro arrotolati

Per questi motivi,  noi scienziati razzistici Padani,  chiediamo che si dia seguito ad una serie di misure volte a salvaguardare la purezza della razza Padana.  Misure come:

 - L' ingresso nelle scuole pubbliche solo a bambini in possesso di un bancomat,  e di un fiscalista di fiducia

- la riforma delle cartine geografiche d' Italia,  dove al posto della parola Calabria,  venga inserita la scritta Che Ghe i Leun

- la divisione d' uso dei bagni,  nei locali pubblici,  nelle seguenti categorie.  In ordine dalla piu' elevata alla piu' bassa: Padani;  Italiani;  Altri mammiferi;  Negher

- la separazione razziale sui mezzi di trasporto: i Padani tutti in coda col Suv;   i Negher nella corsia preferenziale sui mezzi pubblici

- la separazione razziale all' interno degli stadi:  i Padani sugli spalti;  i Negher in campo a giocare

Firmato:

Comitato scienziati razzistici Padani,  con il sostegno del Ministero delle Pari Opportunita' 

 
Lunaticamor
Patagnomica

E la Luna si diede una spinta,  sobbalzo',  roteo'

e infine si scrollo' dall' orbita assegnatale e punto' dritto al cuore del Sole.

Uno squarcio,  un taglio perpendicolare nell' intricata tela circolare delle rivoluzioni planetarie.

Ma anche un' offesa  per gli altri  corpi celesti del sistema solare.  Che si allarmarono,  strepitarono,  urlarono "Pazza che stai a fare??" 

"Sono stanca di stare qua a roteare  un' infinita danza sepolcrale,

mentre il mio amore brilla in mezzo a questo sistema di macerie e pietre rotolanti, tenuto insieme da fili invisibili,  una prigione senza sbarre  che  io ora ho osato spezzare.  Lo vedo sempre piu' vicino e nessuno mi potra' fermare"

Presi alla sprovvista nessuno seppe reagire,  mentre la Luna correva in una discesa sempre piu' sfrenata.  Sequestrava chilometri alla sua vita al ritmo forsennato della passione.

Le intimarono di fermarsi,  il suo posto era stare accanto alla Terra "Il Sole e' un astro ,  piccola delinquente,  un oceano di Elio che divampa di calore,  mica roba per un satellite impertinente"
 

La videro stretta nel braccio caldo del fuoco,  contorcersi in spasmi e ormai senza piu' lacrime,  piangere d' amore.

Fu' solo un sussulto in un aprile annoiato.  Una fiammella,  uno sbuffo che si accese nel cielo limpido  in un frammento di spazio-tempo ormai dimenticato.

E qualcuno ancora si chiede perche' l' abbia fatto,  ma soprattutto se e' vero che  il Sole,  quell' immenso fuoco cosi' imperturbabile -  all' apparenza-  abbia avuto,  per un momento,  un fremito d' amore

 

 
Forzare l' immaginario
Parole appuntite

Tempus regit actum. Ogni azione, ogni creazione, ogni poiesis va vista nel suo contesto d'origine. Il tempo in cui scriviamo è segnato nel profondo dalle morti dei fondatori, dei capostipiti, dei "padri" che scompaiono lasciandoci orrende gatte da pelare. Noi siamo gli eredi di illusioni già evaporate: sappiamo che lo "sviluppo" corre su un binario morto, ma non sappiamo azionare il cambio. Le parole con cui cerchiamo di definire il cambiamento sono ancora negazioni, nate prigioniere del frame avversario ("decrescita"), oppure si limitano a definirci posteri/postumi di qualcosa: post-fascisti, post-comunisti, post-postmoderni, "seconda repubblica" etc.

Tempus regit actum
. Il petrolio è sopra i 140 dollari al barile, e tra non molto finirà. Il mondo conosce un'emergenza-cereali. Mancano acqua e suolo fertile. Stanno finendo i metalli: pare siano rimasti rame, piombo, stagno, zinco, antimonio e cadmio soltanto per altri sessant'anni.
Il capitale, insomma, sta per toccare i suoi limiti esterni. Il "postmoderno" ci ha talmente abituati a considerare tutto già detto, fatto e vissuto, che non ci rendiamo conto di quanto sia inaudito e senza precedenti questo periodo. Qualcosa di nuovo sotto il sole.
Si aprono squarci nell'eterno presente del consumo e delle sue rappresentazioni. Cedono le basi materiali, strutturali, della cultura prodotta in occidente negli ultimi decenni. Cambiano le esigenze, ci mordono le urgenze, noi scrittori dobbiamo esprimere nell'arte le necessità di cambio di rotta e rinnovamento che la crisi globale ci segnala. La fine dell'età del petrolio è appena iniziata, l'intera società andrà avanti per un bel pezzo con la sola forza d'inerzia (causando danni devastanti), ma gli artisti devono attivarsi prima degli altri, e forzare l'immaginazione verso il cambiamento.

 da WuMing 1  Nandropausa 14/15

 
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