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benvenuti nella tana di... |
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Novelle e Racconti
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Che fai qua', erbaccia fuori posto, ciuffo verde solitario su questo balcone assolato. Il nulla di cemento intorno. Metti radici tra le crepe di mattonelle rosse, che stringono l'assedio. Nessuna Linguamadre da cantare. Gratti il fondo con le unghie corrose dalla nostalgia, guardando in su', in alto un cielo marino che si staglia di traverso, tra la gabbia della ringhiera. Uccello senza ali, sogno in cerca di notte, carillon privo di manovella, muto tremolio di brezza, impaurito e sconosciuto al mondo. Passera' un altro inverno, erbaccia, la solitudine della persistenza a minare il tuo cuore. Passera' un altro inverno, fiore mio, per scoprire che ovunque arriva Primavera |
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Testate al muro
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Una notizia che forse avrebbe meritato maggiore attenzione. A Milano, citta' dell' expo 2015 e della pioggia di miliardi per i palazzinari , un bambino di 2 anni muore per degrado e poverta'. La prima cosa a cui ho pensato sentendo la notizia e' stata questa poesia di una scrittrice nicaraguense: Ricordando Guillen Questo bambino è morto per disidratazione o se preferisci per denutrizione. Ma è morto anche di qualcos'altro che non trova posto in un certificato di morte in una storia in un lamento. È morto per aver attraversato scalzo e solo il lungo dolore è morto per avere sofferto secoli di fame e freddo è morto per non avere avuto sogni dipinti con lapis colorati è morto per non aver conosciuto il sorriso e la brevità delle domeniche e cio' che si nasconde sotto il tendone del circo. Ed è morto anche di scambio ineguale di imperialismo di blocco economico di dollari che finanziano la morte di deputati compiacenti che approvano preventivi spaventosi è morto per tutto questo che ti sembrera' retorica, ma, come vedi, uccide. Questo bambino è morto anche a causa mia e tua che imbrigliamo i nostri piedi in scartofie e discorsi quando bisognava correre a pugnalare la sua morte. Ora che ci è scappato dalle mani come un piccolo insetto meraviglioso che sfugge irrimediabilmente aiutami a ripensare il mondo perché la morte di un solo bambino è una condizione terribilmente sufficiente e urgentemente necessaria per ripensare il mondo. Bisogna allora stringere viti e togliere molle e buttare all'aria strutture e indicare colpevoli con nome e cognome e conto bancario. Aiutami perché ho paura di odiare ma non mi interessa di amare se muore un bambino. . Mariana Yonusg Blanco - Io nasco donna e basta, 1991 |
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Parole appuntite
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È all'altro, a Borges, che accadono le cose. Io cammino per Buenos Aires e mi soffermo, forse ormai meccanicamente, a osservare l'arco di un androne e il cancello del cortile; di Borges ho notizie dalla posta e vedo il suo nome in una terna di professori o in un dizionario biografico. Mi piacciono gli orologi a sabbia, le carte geografiche, la tipografia del XVIII secolo, le etimologie, il sapore del caffè e la prosa di Stevenson; l'altro condivide queste preferenze, ma in un modo vanitoso che le trasforma in attributi d'attore. Sarebbe esagerato affermare che fra noi c'è ostilità; io vivo, io mi lascio vivere, perché Borges possa tramare la sua letteratura e quella letteratura mi giustifica. Non mi costa nulla confessare che è riuscito a ottenere alcune pagine valide, ma quelle pagine non possono salvarmi, forse perché ciò che hanno di buono ormai non è di nessuno, neppure dell'altro, ma della lingua o della tradizione. Del resto, io sono destinato a perdermi, definitivamente, e solo qualche istante di me potrà sopravvivere nell'altro. A poco a poco gli sto cedendo tutto, anche se conosco bene la sua perversa abitudine di falsare e ingigantire. Spinoza capì che tutte le cose vogliono perseverare nel loro essere; la pietra eternamente vuole essere pietra e la tigre una tigre. Io resterò in Borges, non in me (ammesso che io sia qualcuno), ma mi riconosco meno nei suoi libri che in molti altri o nel laborioso arpeggio di una chitarra. Qualche anno fa ho cercato di liberanni di lui passando dalle mitologie dei sobborghi ai giochi col tempo e con l'infinito, ma quei giochi ora sono di Borges e io dovrò ideare altre cose. Così la mia vita è una fuga e io perdo tutto e tutto è dell'oblio, o dell'altro.
Non so chi di noi due scrive questa pagina. Jorge Luis Borges - L'artefice, 1982 |
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Parole appuntite
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Roma, domenica sera quartier generale del Pdl. In una stanza un gruppo di persone con la faccia tesa. Suona un telefono. Drrriiiiiinnnnn! Drrriiinnnn!! - Pronto? (risponde una voce maschile rabbuiata) - Ciaoooooo papiiiiii (voce femminile con tono mieloso e sdolcinato) - Mphff ehm ciao Noemm... (abbassando la voce)... ma e' meglio che non mi chiami ora - Scusaaaaaaa, scusamiiiiii. Ti disturbo, faccio veloce. Volevo solo farti i complimenti - I complimenti? (rivolto ad un altro uomo nella stanza) questa e' proprio scema..... |
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